Le opere: simbologie e ricordi

A guidare il lavoro dei corsisti, in uno dei progetti più intensi del laboratorio di mosaico dell’Università della Terza Età del Gemonese, è l’antica mappa datata 1770 di Gian Giuseppe Liruti. Questa non è solo una rappresentazione cartografica, è una narrazione per immagini, una geografia dell’identità.

Partendo da quel documento prezioso, il gruppo diretto dal docente Armando Copetti ha rielaborato una nuova visione musiva che, pur mantenendo la struttura storica, ha voluto includere simbolicamente altri luoghi cardine dell’identità territoriale: il municipio di Venzone con la sua rinascita post-sisma,  il  Castello  di  Artegna  sentinella  sul colle, la fortezza di Osoppo roccaforte della memoria. In aggiunta, anche se non visibili sulla mappa, ci sono Trasaghis e Bordano, evocati nella scelta dei colori e delle materie come paesi che offrono sguardi privilegiati sul paesaggio del Tagliamento e ne condividono l’anima.

La linea del fiume diventa così spina dorsale del mosaico, un elemento narrativo e visivo che collega  passato  e  presente,  storia  e  materia.  Il  Tagliamento è più di un corso d’acqua, è un archivio naturale  di  frammenti,  un  alfabeto  silenzioso.  Le pietre raccolte nei suoi greti sono scelte, lavorate e incastonate nel mosaico: portano con sé la voce del  territorio.  Sono  dure,  tenaci,  imprevedibili; rappresentano il carattere friulano: resistente all’esterno, sfaccettato dentro.

L’opera musiva accoglie anche smalti veneziani, in un dialogo di materiali e significati. Ai colori brillanti delle vernici blu cobalto e verde smeraldo si intrecciano la sobrietà delle pietre, creando una sinfonia visiva che riflette tanto la ricchezza culturale del territorio quanto l’incontro fra passato e contemporaneità.

Realizzare questo mosaico collettivo ha significato, per i corsisti, immergersi nella memoria e nel paesaggio. Ogni tessera è punto di contatto tra il gesto individuale e il sentire collettivo. In questo senso, il lavoro assume anche una funzione identitaria: ricordare significa ridare forma, riassemblare, ricreare. E farlo insieme, in un laboratorio che unisce generazioni e percorsi diversi, è l’occasione per raccontare un territorio che ispira, educa e si fa specchio dell’anima.