Il macramè è un’arte millenaria che intreccia fili, culture e tempi. Nato da mani abili e pazienti, ha attraversato secoli di storia trasformandosi da pratica utilitaria a espressione artistica e simbolo di creatività contemporanea. I suoi nodi, semplici o elaborati, sono vere e proprie impronte del tempo, capaci di raccontare viaggi, scambi culturali e, più recentemente, una rinascita legata alla moda e al design sostenibile.
L’etimologia del termine “macramé” è oggetto di dibattito, ma sembra derivare dall’arabo migramaho mahrama, che indica un ampio fazzoletto ornato a frange. Tuttavia, l’arte dell’annodare, elemento fondante di questa disciplina, ha origini molto più antiche e diffuse, risalenti a culture lontane nello spazio e nel tempo.

Nel contesto europeo, è l’Italia ad assumere un ruolo importante nello sviluppo e nell’espansione di questa disciplina, in particolare in Liguria. A Chiavari, la tecnica trova terreno fertile grazie alla forte tradizione dell’artigianato tessile, soprattutto legato alla lavorazione del lino, un materiale particolarmente adatto per l’annodatura. La bellezza del macramé ligure non passa inosservata: documenti del 1680 testimoniano un florido commercio internazionale, in particolare modo a Costantinopoli, dove il genovese uomo d’affari Giuseppe Perazzo mercanteggia in tele finissime sbiancate nelle acque dell’Entella e decorate con pizzi a nodi.
Presso le civiltà precolombiane, come quella Inca, l’uso dei nodi ha assunto ad esempio una funzione ben più profonda: i quipu, cordicelle intrecciate in modi diversi, sono utilizzati come strumenti di registrazione e comunicazione, una sorta di scrittura numerica ed emblematica. In Cina invece, già dal terzo secolo d.C., i tessuti annodati oltre avere una funzione estetica rappresentano simboli di buona fortuna, protezione e connessione.
In Egitto, Babilonia e Giappone, il macramé e le sue frange non si sono limitati ad essere elementi di abbellimento, ma espressioni di un vero e proprio status symbol: più l’ornamento era complesso, più elevata era la posizione sociale di chi lo indossava. Il nodo, dunque, era già allora sia forma che contenuto, ornamento e linguaggio sociale.
A questo punto della storia, è fondamentale ricordare anche il ruolo degli uomini nella diffusione della tecnica intrecciata, in particolare modo da parte di marinai e pescatori. Per essi, fare nodi era una necessità quotidiana; alcuni svilupparono una vera maestria, dando vita a manufatti ornamentali realizzati durante i lunghi periodi in mare. Questa pratica ha dato origine a oggetti di grande valore estetico e documentario, molti dei quali sono oggi considerati veri e propri pezzi da museo.
Nel corso del XX secolo, l’avvento della produzione industriale porta a un progressivo declino delle arti manuali, compreso il macramé, che continua a resistere in minima parte in ambienti ristretti come i conventi o in alcune culture dell’Europa orientale. Ciononostante, tra gli anni ’60 e ’70, in piena epoca hippie, si registra una prima riscoperta, considerata da alcuni una vera e propria novità. In realtà è il riemergere di un’arte antica, versatile, durevole che incarna i valori della libera espressione.

Oggi il macramé vive una nuova primavera. Artisti e artigiani contemporanei lo reinterpretano in chiave moderna, creando decorazioni per la casa, gioielli, accessori, abiti e installazioni artistiche. La sua poliedricità e la possibilità di utilizzare materiali naturali lo rendono perfetto per rispondere alle esigenze del design ecosostenibile.